Fare l’Opson
Una parola antica per una cosa che facciamo ogni settimana.
Òpson (ὄψον) è una parola greca, che in latino diventa obsonium. Indicava ciò che si mangia insieme al pane, il companatico, e per estensione il provvedere ai viveri di casa.
Nella Magna Grecia, fare l’Opson voleva dire scegliere con cura ciò che accompagnava il pane e pensare in anticipo a come nutrire la casa. Era un lavoro di tutti i giorni, fatto con attenzione: da quella scelta dipendeva cosa si portava in tavola.
Oggi la spesa si fa fra corsie infinite, offerte e carrelli che si riempiono in fretta. Perdiamo il filo di ciò che compriamo: il cibo si accumula in fondo agli scaffali, la lista si dimentica, e la sera ci si chiede che cosa cucinare. Poi qualcosa scade, senza che nessuno l’abbia deciso.
Il nome Opsona viene da lì. È l’evoluzione digitale di quel rito: una logistica domestica discreta, che tiene traccia della spesa, mette in ordine la dispensa e ti dice in tempo cosa usare per primo. Toglie il superfluo.
Per una famiglia vuol dire tre cose semplici: sapere cosa c’è in casa, comprare quello che serve, cucinare per prima la roba che sta per scadere. Non serve contare niente né essere precisi: serve che tutti, in casa, vedano le stesse cose al momento giusto. Fare di nuovo la spesa con cura.
Chi c’è dietro
Opsona è un progetto di Adrenalina Marketing srl.